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Al Dottor
Nicola Borrelli
Direttore generale per il cinema
Ministero dei Beni e delle attività culturali
P.zza S. Croce in Gerusalemme, 9A
00185 Roma

DICHIARANO GUERRA ALLA CARTA STAMPATA


“Biblioteca del cinema Umberto Barbaro” - Minaccia di chiusura

La Biblioteca del cinema Umberto Barbaro è stata brutalmente bocciata.

Una istanza in cui si chiede un contributo ministeriale per un’iniziativa illustrata nei suoi intenti e contenuti meriterebbe una risposta argomentata, oltre che una possibilità di ricorso e di appello. Così avviene in un paese civile, ma non in Italia, dove ci si deve accontentare di un verdetto secco e sbrigativo: “respinta, non sovvenzionata”. Troppo poco ai fini della informazione e della correttezza. Troppo perentorio e approssimativo. La “ratio” della decisione non può essere considerata alla pari di un segreto. Quindi questa procedura è da discutere, certamente da respingere. Sarebbe augurabile rendere pubblica la verbalizzazione delle discussioni svoltesi nella Commissione incaricata di valutare le proposte e le richieste, i criteri di cooptazione nella scelta dei commissari, i curricula di costoro. Insomma, precisare le regole del gioco, il suo svolgimento, la parte rivestita dal Ministero e quella dei suoi collaboratori, se il voto che ci ha escluso è stato unanime o no, a causa di quale contrarietà. Desidereremmo discutere con coloro che ci hanno vagliato, ma questo non è previsto dalla legge nè dai regolamenti. Tuttavia, con il Direttore generale ameremmo avere un colloquio anche perchè c’è una responsabilità che egli si è assunto e da cui non è sollevato. Ciò che chiediamo non è un commento su delibere non specificate, ma di aiutarci a capire. Ne va di mezzo anche la dignità e la reputazione di una istituzione culturale che ha una lunga storia più che dignitosa e ampiamente apprezzata. Un’ombra di discredito è caduta sulla nostra associazione in virtù di una bocciatura tanto totalizzante quanto oscura. D’altro canto, c’è un diritto da rispettare, sancito dalla legge n. 2411 (7 agosto 1990) e dalle successive modificazioni a proposito della trasparenza nella pubblica amministrazione, che ci induce a chiedere l’accesso agli atti.

Ci sono parecchi interrogativi che meritano una risposta. Perché, lo vorremmo sapere, si nega anche un euro per “ il premio Charlie Chaplin” onorato da medaglie concesse alla Biblioteca Barbaro dalle massime istituzioni democratiche italiane, il Presidente della Repubblica, la Presidenza del Senato e della Camera dei Deputati?

Perché procedere alla cancellazione di qualsiasi aiuto alle riviste cinematografiche (tra cui il nostro trimestrale Cinemasessanta) che faticano a muoversi in un mercato librario sempre più in crisi e racchiuso in pochissimi circuiti concentrati? Perché assestare un colpo letale a pubblicazioni periodiche che contribuiscono all’approfondimento degli studi e della ricerca in una fase contraddistinta da tensioni culturali decrescenti nei mass media di maggior diffusione? Forse perché lo Stato e i suoi rappresentanti, contravvenendo alle loro prerogative, avrebbero optato per il passaggio obbligato della pubblicistica specializzata on line, quando emeriti semiologi come Umberto Eco, rispettabili analisti, anche allo scopo della conservazione, esortano a non abbandonare il doppio binario della carta stampata e degli altri mezzi di comunicazione? E perché poi immaginare fantasiosamente che i sostituti on line avrebbero un costo zero, dal momento che la realtà dimostra il contrario anche se è innegabile che ci sia un ribasso degli impegni finanziari? Perchè, infine, non rendersi conto che esistono trattazioni, ad esempio quelle di taglio saggistico, che hanno bisogno di contenitori e trasmettitori adatti all’ampiezza e alla complessità del ragionamento e dell’indagine?

Tra finzioni, autoinganni, contorcimenti dell’intelletto c’è qualche stranezza: che all’Ente dello Spettacolo l’attività editoriale su carta sia riconosciuta e sorretta e che parimenti se ne finanzi la versione online, forse nella persuasione che tutti sono uguali , ma qualcuno lo sia più degli altri. Un dubbio sorge: che si stia avviando, in nome di non si sa quale principio e bislacca teoria, una guerra alla carta stampata. Lo prova l’annullamento di ogni sostegno alla Biblioteca del cinema Umberto Barbaro, ai 25.000 volumi del suo patrimonio, alle centinaia di collezioni di riviste nazionali e straniere messe a disposizione dei cittadini, un bene costruito a prezzo di enormi fatiche grazie all’entusiasmo e allo spirito di intraprendenza che è proprio dell’Associazionismo culturale, non ha marchi ideologici e politici e non bada a interessi commerciali. Su queste questioni desidereremmo avere precise delucidazioni dalla Direzione Generale Cinema del Ministero dei Beni Culturali, per comprendere se, agendo in questo modo, si abbia la consapevolezza che si sta sferrando un attacco violento alla cultura e non solo alla Biblioteca Umberto Barbaro.

Certo è che quelli che ci hanno giudicato non avevano alcuna cognizione di quella che in oltre mezzo secolo è stata e ancora è la Biblioteca Umberto Barbaro, che, nata nel 1962, ha i caratteri di un modello innovativo e moderno e ha congiunto la tutela e la diffusione delle idee alla loro produzione attraverso dibattiti, incontri, seminari, rassegne monografiche, inchieste, convegni, premi, una rivista.
Un’attività enorme convalidata dall’ex Ministero del Turismo e dello Spettacolo, ma anche progressivamente amputataci da finanziamenti sempre più esigui e da compiti delimitatici d’ufficio, rasentando l’abuso.

E dire che le cifre ricevute sono state sempre magre, sino al record del 2014: poco più di 15.000 euro, conservando il divieto per l’acquisto di libri (né soldi, né facoltà di spenderli). Ci sarebbe da ridere se non ci fosse da piangere in un paese dominato dalla ignoranza e da una classe dirigente non esaltante, in scarsa confidenza con il sapere.

Non riteniamo che il Ministro Franceschini alludesse a provvedimenti di tipo chirurgico-asportatorio, quando ha asserito che questo sarebbe stato “l’anno delle biblioteche e degli archivi”, annunciando otto milioni in più.

Ci domandiamo se non abbia ragione un nostro caro amico, Enzo Natta, che, apprendendo quel che accade, ha abbozzato un paradosso:” E se voi della Barbaro portaste in piazza libri, giornali e deste fuoco a tutto? Forse appaghereste un desiderio inconfessato di molti”. Enzo, ovviamente, scherzava, ma anche Fahrenheit 451, film e romanzo, non andavano lontani dalla verità. E neppure Orwell. Notava la scrittrice Marguerite Yourcenar:”Fondare biblioteche è come costruire granai pubblici, ammassare riserve contro un inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire”. Il nostro granaio possiede testi rari, unici, sceneggiature inedite, settimanali italiani e di oltre Alpe, letteratura critica introvabile, fuori commercio, e sul sito allestito ci seguono da Israele agli Stati Uniti, dalla Cecoslovacchia all’Egitto. Il Comune di Roma, a dispetto degli avvicendamenti politici, ci ha dato una mano. L’ha data anche il Ministero. Ma dopo c’è stato un ripensamento. Che cosa si intende fare? Distruggerci inneggiando: “Viva l’Italia”? “Viva i Beni culturali, orgoglio della nazione”?

Nella speranza di avere un incontro con Lei al più presto, le inviamo distinti saluti.


Il Presidente
Anna Maria Calvelli

Il Direttore
Mino Argentieri


Roma, 1 ottobre 2015

N.B.
Si rammenta che la Biblioteca Barbaro, pur nel rispetto della sua autonomia, mantiene una stretta collaborazione con l’Archivio audiovisivo del Movimento Operaio e Democratico.
Al fine specifico di snellire e accelerare ogni iter burocratico e amministrativo, tempo addietro il suo predecessore, dottor Blandini, ha deciso che le nostre incombenze fossero accorpate a quelle dell’Archivio, tuttavia distinguendole nettamente.

 

 

 

 

 


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